Etica sessuale

Un amico mi ha detto che alcune differenze di opinioni che abbiamo sulle questioni di sessualità e genere potrebbero essere dovute alle nostre diverse esperienze di vita.

Io gli ho risposto che mi esprimo meglio per iscritto che a voce, soprattutto in queste cose, e perciò avrebbe letto l'esposizione delle mie idee – questa - sul blog.

Io vorrei partire da due principi etici che ritengo fondamentali.

Il primo è noto come “La regola aurea”, nota in molte culture del mondo, e di cui la versione ebraica attribuita a rav Hillel il Vecchio (vissuto un secolo prima di Gesù) e riportata nel Talmud (bShabbat 31a) recita così:

“Quello che ti è sgradito al tuo prossimo non lo fare. Questa è tutta la Torah, il resto è commento. Va’ e studia”.

La prima frase sembra ovvia: non devi nuocere al tuo prossimo. Conseguenza un po’ meno ovvia è che non devi vietare quello che non fa male a nessuno, perché limiteresti la libertà del tuo prossimo senza motivo, nuocendogli.

La frase “Va’ e studia” va spiegata più in dettaglio. In teoria, potremmo abolire tutti i codici di legge e sostituirli con la regola aurea; ma questo ci costringerebbe, anche quando facciamo una cosa banale come avvicinarsi ad un incrocio, a pensare alla cosa più giusta da fare con il medesimo impegno del Parlamento quando discute e promulga una legge.

È troppo faticoso, ed anche ripetitivo – non possiamo trattare ogni incrocio che incontriamo come se fosse il primo della nostra vita, e ripensare ogni volta al da farsi.

Inoltre, l’esperienza di ogni persona è per forza di cose limitata – la manovra che sembra una cosa intelligente e giusta negli agli incroci che siamo abituati ad attraversare potrebbe dimostrarsi rischiosa e fatale in altri.

Per questo conviene convocare una commissione di esperti che studi i vari possibili incroci che si trovano nelle strade del mondo (od almeno del proprio paese), e stabilisca le regole per attraversarli, che tutti gli automobilisti sono tenuti ad imparare a memoria.

Se un automobilista le viola, viene punito anche se non provoca né vittime né danni; e questo dà anche il vantaggio di rendere prevedibile il comportamento degli altri automobilisti, e ridurre il rischio di incidenti dovuto a malintesi.

Dagli incroci si passa ad altri aspetti della circolazione stradale, ed alla fine si emana un “Codice della Strada”.

Questo lo si potrebbe concepire come un “commento” da “studiare” alla regola aurea – rispettare il Codice della Strada è uno dei modi in cui non infliggi al prossimo quello che gli è sgradito (perché gli fa danno).

E dal semplice Codice della Strada si passa ad altre leggi, e possiamo dire che tutta la legislazione è (o dovrebbe essere) uno sviluppo della regola aurea.

La democrazia politica serve a discutere pubblicamente le leggi prima di farle, e correggerle quando si dimostrano inadeguate, senza bisogno di scatenare una rivoluzione, che spesso fa non meno danni di quelli a cui cerca di rimediare.

Il secondo principio è che i ruoli sociali sono convenzionali – nascono dall’accordo delle parti, salvo che in alcuni casi particolari.

Se delle persone costituiscono un’associazione od una società od un partito politico, di solito si mettono d’accordo perché i diversi ruoli di comando vadano alle persone a loro giudizio più capaci di svolgerli.

E se la società assume un dipendente, questi firmando il contratto d’assunzione accetta di avere i superiori (e gli inferiori) che gli assegna la società – l’accordo c’è anche il nuovo assunto non li ha scelti personalmente.

L’eccezione più importante è data dai minori: un minore non è capace di capire la portata di tutto quello che può essergli proposto di fare, per cui viene limitata la sua capacità di agire, e le decisioni troppo importanti per le sue capacità di intendere e volere le prendono invece degli adulti che hanno i suoi interessi a cuore – di solito sono i genitori biologici.

Il figlio non ha scelto i genitori, ma non si può abbandonarlo a se stesso, e per questo motivo gli si impone di affidarsi alle loro cure ed obbedire a loro.

Altra eccezione è data dalle persone incapaci – per motivi analoghi.

Si possono considerare queste eccezioni degli sviluppi della regola aurea: non fai un favore al tuo prossimo chiedendogli di rispettare un contratto a cui ha acconsentito senza averlo capito, e non gli fai un favore se lo abbandoni quando non può pensare a se stesso.

Applicando questi principi alla vita sessuale, giungo alla conclusione che degli adulti consenzienti possono fare tra loro qualsiasi cosa non provochi danni permanenti.

Inoltre, se in campo economico e giuridico una persona può incaricare un'altra di compiere un negozio a suo nome, e nel caso di minori ed incapaci chi ne ha cura può firmare un contratto per loro vantaggioso, in campo sessuale nessuno può decidere al posto di un altro.

È una cosa troppo personale per pensare che un'altra persona sappia quello che tu vuoi e ti giova.

Se delle persone negano il loro consenso, o non sono in grado di esprimerne personalmente uno valido (perché minori od incapaci, anche solo temporaneamente), questo significa che con loro rapporti sessuali non se ne possono avere.

Esiste inoltre una sessualità infantile, ma si manifesta in modo molto diverso dalla sessualità adulta, e chi propone (o peggio impone) al bambino rapporti sessuali di tipo adulto viola la sua persona e merita una pesante condanna.

Per quanto riguarda il diritto matrimoniale, per me il consenso giustifica molte cose. L’unica cosa su cui ho delle perplessità è la poligamia.

Infatti, anche quando un matrimonio poligamico risulta perfettamente paritario, in esso possono nascere delle coalizioni – ovvero un gruppo di coniugi può mettersi contro l’altro, ed imporgli cose sgradite o contrarie al più elementare concetto di dignità umana.

Io sarei anche favorevole alla poligamia, ma occorre predisporre delle norme per impedire che i coniugi si coalizzino per sfruttarsi e farsi del male a vicenda.

Nelle società lucrative ci sono delle norme per tutelare i soci di minoranza, ma il denaro non è così importante come i sentimenti e la dignità umana, e fatico ad immaginare come si possano tutelare i coniugi in modo adeguato.

Tra l’altro, di solito (di solito!) il coniuge che viene vittimizzato è donna, e mi spiacerebbe dare agli uomini licenza di opprimere le donne che hanno sposato.

Per cui sulla poligamia dico: “Quella di tipo islamico si basa sull’ineguaglianza delle donne rispetto agli uomini, e quindi non se ne parla proprio; sul matrimonio di gruppo, prima escogitiamo una normativa a tutela di tutti i coniugi, e poi lo approviamo”.

Un’altra cosa che dico è che preferisco le relazioni durature ai rapporti occasionali. Non parlo solo di me, ma in generale.

Anche nei rapporti d’affari, quando il rapporto dura una o poche interazioni, si ha la tentazione ad approfittare della vulnerabilità altrui; se il rapporto è invece concepito per durare, esso deve essere il più possibile equo perché altrimenti chi si sente usato se ne va.

Non condanno chi preferisce i rapporti effimeri – certo, rischia di più ed è bene che se ne renda conto.

Per quanto riguarda i ruoli di genere, io ho avuto delle esperienze un po’ singolari.

Mio padre è morto quando avevo sette anni, e mia madre ha dovuto allevare me e mio fratello facendo anche da papà. Qualche errore lo ha commesso (e quale genitore non ne fa?), ma non perché era una donna che recitava un ruolo da uomo.

La mia prima donna era molto più vecchia di me – era una sopravvissuta all’Olocausto che vive in Israele. In Israele anche le donne sono soggette alla leva militare (gli uomini si fanno 32 o 36 mesi a seconda dei ruoli, le donne 20 mesi), e lei non chiese l’esenzione che spetta alle donne molto religiose.

A quanto mi ha detto, lei era anche diventata molto brava a sparare, anche se le avevano insegnato a mirare con l’occhio destro e lei usava il sinistro.

Questo non le ha impedito di avere un marito, dei figli, dei nipoti (che non l’hanno ancora resa bisnonna pur avendone l’età), ed altre relazioni importanti.

Questo mi ha insegnato che il sesso anagrafico non ostacola nulla. Gli ostacoli li crea semmai l’avere organi riproduttivi maschili o femminili, che rendono idonei ad alcune cose e non ad altre.

Il rapporto con mia moglie è un po’ singolare: lei ha diretto l’Arcilesbica di Verona per dieci anni, e l’ho conosciuta in un evento organizzato dalla sua associazione.

Lei ha vissuto per dieci anni con una donna, ed insieme con lei ha educato le proprie figlie. Sono venute abbastanza bene, cioè simili alle loro compagne educate da coppie eterosessuali.

Io non ho fatto niente per dividere la mia attuale moglie dalla compagna che aveva (anche se tutti i nostri amici si erano resi conto che ero innamorato perso), ma il rapporto tra loro due si è sfasciato lo stesso ed alla fine lei ha sposato me.

Mia moglie quindi si considera bisessuale – può amare persone di più di un genere. Più complicato è il mio caso.

Le identità di genere (cioè il sentirsi uomini, donne, od altre cose) hanno una base neurologica, come dimostra tra gli altri il triste caso di David Reimer.

Questi era un bambino come tanti altri, ma si decise un giorno di circonciderlo per motivi medici – purtroppo il bisturi elettrico era guasto, e gli arrostì il membro.

Era allora molto famoso il medico John Money, il quale era convinto che le identità di genere fossero pure costruzioni sociali, e propose di fare di David una bambina, anatomicamente e socialmente.

Non ho studiato la sua triste storia in dettaglio – so che “Brenda” (così era stata chiamato) sviluppò comunque un’identità di genere maschile, e quando alla fine seppe la verità, volle transizionare verso il sesso maschile.

Purtroppo alla fine si uccise, anche perché stremato da quello che era stato fatto di lui nell’infanzia.

Una situazione simile rischiano di viverla le persone intersessuali, ovvero in cui il sesso ormonale, cromosomico, anatomico non coincidono od hanno come risultato genitali esterni imperfetti.

La prassi comune in questi casi è di operare i genitali del bambino; e se il pene è troppo corto, di farne un clitoride e di creare una vagina artificiale anche se il bambino è maschio dal punto di vista cromosomico ed ormonale.

Queste operazioni sono una pericolosa scommessa sull’avvenire del bimbo, ed infatti sono nate organizzazioni di persone intersessuali che chiedono che, se non c’è urgenza (genitali imperfetti spesso si accompagnano a malformazioni urinarie), non si operi e si aspetti che il bimbo sia adulto e possa decidere che fare del suo corpo.

Se poi si trasforma un bimbo in una bimba perché allungare un pene non è per niente facile, si rischia di creare un nuovo caso David Reimer; ed ogni volta che si fanno operazioni agli organi genitali occorre chiedersi che ne sarà della funzione riproduttiva e sessuale dei medesimi – per cui sarebbe estremamente opportuno che fosse solo il diretto interessato a deciderle.

Nei casi di intersessualità l’identità di genere non è sempre prevedibile – anche per questo conviene aspettare che il paziente sia cresciuto, abbia espresso codesta identità, e se vuole infine operarsi possa decidere in che direzione e con cognizione di causa.

Esistono poi le persone trans, le quali hanno un’identità di genere che non coincide con il loro sesso anagrafico, e chiedono di adeguare il secondo alla prima. Le leggi che ci sono nella maggior parte dei paesi del mondo prendono atto che l’identità di genere non si può cambiare, e che si può al massimo adeguare ad essa il corpo e/o il sesso anagrafico della persona.

Mi tocca a questo punto parlar male di Trump che vuole far uscire le persone trans dalle forze armate americane. Le spese sanitarie che impongono sono solo lo 0,8% del bilancio della sanità militare americana, e tra questi soldati trans ci sono degli eroi di guerra (purtroppo, le occasioni di distinguersi a loro non sono mancate negli ultimi anni) – è sbagliato quindi pensare che le persone trans siano un peso.

I maligni hanno pure fatto notare che il Pentagono spende di più per fornire ai soldati farmaci per la cura della disfunzione erettile che per curare le persone trans - eppure un medico potrebbe argomentare che in molti casi la disfunzione erettile è il primo sintomo di problemi somatici e psichici seri che potrebbero davvero motivare il riformare il soldato che ne è affetto! Chi è di peso per le forze armate americane?

Israele è un paese con meno di 9 milioni di abitanti, ha il quarto esercito del mondo (tanto per intenderci, i primi tre eserciti del mondo sono di USA [323 milioni di abitanti], Russia [144 milioni], e Cina [1.379 milioni]; il quinto esercito del mondo ce l’ha l’India [1.324 milioni di abitanti]), i politici ed i generali israeliani ribadiscono che perdere una guerra sarebbe la fine del paese, eppure Israele ha dei soldati trans a cui le Forze di Difesa Israeliane pagano le cure mediche di cui hanno bisogno.

Non solo nessuno pensa che siano militarmente un peso, ma esiste anche un ufficiale dell’esercito trans di nome Shachar che è finito con il diventare "consulente non ufficiale delle FDI sulle questioni trans", e le FDI lo mandano in giro per le basi militari a spiegare agli altri ufficiali come si accolgono le persone trans e si fornisce loro un ragionevole accomodamento (approvato dai vertici militari) rispetto alle esigenze di servizio – non c’è bisogno di mandarlo in giro per il paese a spiegare ai civili trans quant’è bello fare il militare perché la naja in Israele c’è ancora, e quindi è inevitabile arruolare anche soldati trans.

O li riformi, o li metti in condizione di combattere. Gli israeliani hanno scelto di armarli e ne sono contenti. Tra l’altro il servizio militare in Israele non si esaurisce nei 32, 36 o 24 mesi di naja: dopo il congedo gli israeliani entrano a far parte della riserva e, fino ai 38-49 anni (dipende dal sesso anagrafico, dal ruolo ricoperto, e dal grado), possono essere richiamati per un mese all’anno in servizio attivo. Accade a sempre meno riservisti, ma questo significa comunque che quando si dichiara abile un soldato si decide di averlo nei ranghi per 20-30 anni!

Diverso è il caso di molte persone Asperger, che hanno un’identità di genere non binaria, cioè che non si riconosce nettamente nel maschile o nel femminile, ed anche nel loro caso su base neurologica.

Una mia amica Asperger ha tre figli ed un compagno di aspetto molto maschile; lei afferma di avere un’identità di genere maschile, di essere bisessuale, e che la perfezione per lei sarebbe un uomo con il seno di una donna od una donna con il pene di un uomo.

Un’altra mia cara amica, che sospetto sia Aspie, ma non ha una diagnosi ufficiale, si dichiara non-binaria e pansessuale (ovvero si innamora delle persone a prescindere dal genere), e dice che le piacerebbe molto un uomo con un grande seno.

A me sarebbe sempre piaciuto farmi crescere il seno. Se avessi i soldi per fare del mio corpo quello che voglio, ricorrerei al lipofilling per spostare il grasso dalla vita al petto, e mi depilerei permanentemente con il laser, dalle orecchie in giù.

Il mio orientamento sessuale è “ginefilo” – cioè mi piacciono comunque le donne, anche se ogni tanto mi balocco con l’idea di essere una donna anch’io.

Credo che nascondere o condannare queste aspirazioni non serva a nulla – occorre saperle gestire. Non incoraggio le persone ad avere un’identità non-binaria (complica assai la vita), ma il pericolo principale è che una persona non binaria venga confusa con una persona trans.

Una persona di sesso anagrafico maschile che ha un’identità di genere femminile, se transiziona con l’aiuto di bravi medici (non è garantito purtroppo – devo sempre ricordare di fare attenzione quando si manipolano i propri genitali) e/o avvocati, risolve questo suo disagio, e così pure nel caso opposto.

Ma se una persona non-binaria che si sente a disagio nel suo sesso anagrafico maschile transiziona, il rischio è che si senta comunque a disagio nel suo sesso anagrafico femminile - e viceversa. Per cui gli psicologi che prendono in carico queste persone devono stare molto attenti.

Ci sono persone Asperger genuinamente trans, per cui una diagnosi di Asperger non vieta di transizionare – ma ripeto che gli psicologi che scoprono che il loro paziente è Asperger devono fare più attenzione del solito.

David Vagni, pur con tutta la simpatia che prova per le persone non etero e non binarie, ha sempre cercato di dissuadermi dall’iniziare un percorso di transizione. Ammettere che esiste un problema non vuol dire affrettarsi a risolverlo nel modo che sembra più “ovvio”.
Raffaele Yona Ladu
Ebre* umanista gendervague



P. S.: "C'entra qualcosa Dio in tutto questo?", mi si potrebbe chiedere, ed io rispondo citando questa pagina, e lì dentro soprattutto le parole di ROSH (Rabbeinu Asher ben Yechiel, 1250 o 1259 - 1327), il quale riassunse secoli di elaborazioni ebraiche (vedi anche Matteo 5:23-24), dicendo che Dio Benedetto preferisce l'adempimento dei doveri dell'uomo verso il suo prossimo all'adempimento dei doveri dell'uomo verso il suo creatore.

Dio si rifiuta quindi di essere adorato al prezzo di nuocere al prossimo. Se per avventura nascesse un conflitto di doveri, sarebbe Dio a fare il passo indietro.

Commenti

  1. Deduco che sei passato su spazioasperger, probabilmente qualche anno prima di me, o magari ci sei ancora.

    Non posso scrivere il mio nick qui, posso solo dire che nell'identità di genere, ti somiglio un bel po'

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